
Cartavelina – Il calciatore che sfidò il nazismo
di e con Gaetano Coccia
regia Davide Ferrari
con un brano originale di Claudio Sanfilippo
foto di scena Cesare Abbate
rassegna stampa Ileana Bonadies
promozione Daniela Costabile
produzione Compagnia FerrariCoccia
«Di muscoli non ne ha, di consistenza non ne mostra. Questo ragazzo è malnutrito. Di profilo pare piatto, sottile, trasparente, come se la madre ci si fosse, per errore, seduta sopra appena nato. A vederlo giocare, però si trasforma. È così leggero che sembra volare. Tocca la palla come la toccano gli Dei. La sua non è una finta! È un accenno, una sfumatura, un tocco d’artista. Ha appreso a smarcarsi in modo magistrale. Lasciato libero distribuisce, smista, detta temi di attacco, diventa la vera intelligenza della prima linea».Questo diceva Vittorio Pozzo, mitico allenatore della Nazionale Italiana di calcio dal 1912 al 1948, parlando di Matthias Sindelar. Il più forte giocatore austriaco – tra i più forti centravanti di tutti i tempi – venne soprannominato “Cartavelina” dai suoi tifosi proprio perché era talmente magro da risultare quasi trasparente. Hugo Meisil, commissario tecnico della nazionale austriaca, il “Wunderteam”, la squadra delle meraviglie, lo considerò il “Mozart del calcio”. Sindelar fu campione sia nel rettangolo di gioco che fuori. Nel 1938 la sua vita e quella di milioni di persone venne travolta dall’ Anschluss, l’annessione forzata dell’Austria con la Germania di Hitler. Il “Wunderteam” fu sciolto e tutti i giocatori furono obbligati a confluire nella nuova nazionale tedesca. Per celebrare questa unione i gerarchi nazisti del Terzo Reich organizzarono un’amichevole al Prater di Vienna. Sarebbe dovuta finire 0-0. Sindelar disobbedì agli ordini: segnò alla sua maniera il primo gol e fece segnare il secondo al compagno Franz Sesta. A fine partita, ai giocatori austriaci venne imposto di eseguire il saluto romano verso la tribuna che ospitava i gerarchi nazisti. Tra loro c’era anche Joseph Goebbels. Solo gli autori delle due reti non alzarono il braccio. Qualche giorno dopo Matthias si rifiutò anche di giocare per la nazionale tedesca con la scusa di essere ormai vecchio e con un ginocchio fuori uso. Pochi mesi dopo, Cartavelina e la sua compagna, Camilla Castagnola, vennero trovati morti nella loro casa in circostanze mai del tutto chiarite. Le S.S. provarono a boicottare il funerale senza successo: più di quarantamila viennesi accorsero a rendere omaggio al giocatore e all’uomo. Questo spettacolo è il racconto della parabola calcistica e umana di un campione di cui la macchina del fango nazista ha tentato di oscurare la memoria. È una storia che non parla solo di calcio ma degli imprevedibili intrecci tra il microcosmo di vite personali e il macrocosmo di eventi universali. È un corpo a corpo con la passione e la gioia, col dolore e la tragedia di vite spezzate e sogni infranti. E ci dice di noi, leggeri e fragili come la memoria. Come cartavelina.

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